Il grande “vecio” è disteso sul lettino dei massaggi in una stanza d’albergo della riviera toscana. Al ritiro della Lampre si lavora sodo, di mattina s’è sciroppato con i compagni 200 chilometri fatti di buona lena e alle mani del massaggiatore tocca spianare i nodi lasciati dalla fatica nei quadricipiti. E’ l’occasione buona per intervistare Fabio Baldato, 40 anni a giugno e ancora tanta voglia di pestare sui pedali.
E’ la sua 18^ stagione da professionista ma per lei il tempo proprio non passa…
“Passa, passa, eccome se passa. Corro ancora perché credo di avere ancora qualcosa da dire nel ciclismo, e poi perché mi diverto. Fare il corridore non mi pesa, si fanno molti sacrifici ma mi piace, e so che mi mancherà molto questa vita dall’anno prossimo, quando non sarò più in gruppo”.
Decisione definitiva?
“Sì, il 2008 sarà la mia ultima stagione in bici e intendo metterci tutto il mio impegno. Ho già avviato dei progetti di collaborazione con un’azienda vicentina di abbigliamento sportivo, dal 2009 mi occuperò di pubbliche relazioni e del commerciale”.
Non ha mai pensato di fare il direttore sportivo?
“Ci ho pensato, e potrei farlo con la mia squadra attuale, ma dopo avere trascorso gli ultimi 18 anni sempre via da casa, conducendo una vita da zingaro, credo sia il momento di dedicare un po’ più del mio tempo a mia moglie Raffaella e ai miei due figli, Anna e Sebastiano. Prima o poi arriva il momento in cui bisogna fermarsi”.
A proposito di trasferte, fino a pochi giorni fa era a correre in Australia, al Tour Down Under…
“E’ stata un’esperienza positiva, anche perché il Tour Down Under è diventato prova Pro Tour, quindi il livello dei concorrenti si è alzato notevolmente, così come la velocità. Temevo di trovare una temperatura tropicale, invece abbiamo corso con 30 gradi e un clima secco, decisamente sopportabile”.
Intanto in Italia scoppiava il caso disciplinare sulla reperibilità di Cunego…
“Secondo me si è alzato un polverone spropositato. Si è trattato di un malinteso, e doveva essere gestito in maniera più soft. Spero che tutto si sistemi presto e che non nasca una nuova caccia alle streghe, considerata soprattutto la mancanza di coordinamento che esiste fra Coni, la Wada e l’Uci”.
A quando il suo debutto in Europa?
“Il 26 febbraio sarò in Spagna per la Settimana Valenciana. Proseguirò con l’Eroica, la Tirreno-Adriatico e la Milano-San Remo”.
Alla San remo il suo compagno Alessandro Ballan è uno dei principali candidati alla vittoria…
“L’anno scorso ha fatto grandi cose e secondo me adesso sta andando ancora più forte. Lo vedo pimpante, molto sicuro di sé: agli appuntamenti che contano ci sarà”.
Qual è il giovane italiano in cui crede di più?
“Vincenzo Nibali. Deve solo imparare ad essere un po’ più astuto in corsa, ma credo che sia il giovane di maggior talento del ciclismo italiano”.
Vedremo Baldato al Giro d’Italia?
“E’ quello che vorrei. Spero di avere la condizione necessaria per meritarmi un posto in squadra. E’ la corsa che mi ha lanciato nel ’93, quando vinsi tre tappe, e nell’ultimo anno della mia carriera mi dispiacerebbe non esserci”.
In quali gare vorrebbe lasciare il segno quest’anno?
“Mi piacerebbe disputare un bel Giro delle Fiandre e una bella Roubaix, correndo al fianco di Ballan e magari concludendo nei primi dieci. Se dovessi scegliere fra le due, direi il Fiandre”.
Ha già trasmesso ai suoi figli il suo amore per il ciclismo?
“Direi che si tratta di amore-odio. Li vedo orgogliosi quando vinco o si parla di me sui giornali, ma il ciclismo è anche lo sport che porta via da casa il loro papà per molti giorni all’anno”.
Arriverà il giorno in cui scriveremo delle vittorie di Sebastiano Baldato?
“Sebastiano ha solo otto anni e per il momento lo vedo attratto dal Bmx. In futuro, quando avrò più tempo per seguirlo, non è detto che non si cimenti anche con la bici da strada. Ma non cerco emuli in famiglia, ne sarò felice se a chiedermelo sarà lui”.
IL PROFILO
Fabio Baldato è nato il 13 giugno 1968 a Lonigo. Mosse i primi colpi di pedivella a tredici anni con il gruppo sportivo del suo paese, il G.S. Brendola. Negli anni successivi regalò decine di vittorie al V.C. Vicenza.
Il debutto nel professionismo avvenne nel 1991. Dopo sette stagioni in maglia Mg ha difeso i colori della Riso Scotti, della Ballan, della Fassa Bortolo, della Alessio, della Tenax e, dal 2007, della Lampre.
Ha vinto 42 gare, che salgono a 50 includendo le cronosquadre e i circuiti minori. I suoi successi più importanti sono quattro tappe al Giro d’Italia (tre nel 1993 e una nel 2003), una tappa al Tour de France nel 1995 e una nel 1996, la Coppa Bernocchi del 1996, due tappe alla Vuelta del 1996. Ma vanno ricordati anche i due secondi posti alle edizioni del ’95 e del ’96 del Giro delle Fiandre, dietro a Musseuw e a Bartoli, e il secondo alla Parigi-Roubaix del ’94 alle spalle di Tchmil.
La sua ultima volata vincente risale all’8 luglio 2007, nella prima tappa del Giro d’Austria.