Caso Fois: coacervo di ipocrisie e distorsioni..

La Fondazione Marco Pantani Onlus, nell’esprimere le più sentite condoglianze alla famiglia Fois per la scomparsa di Valentino, non può non rimarcare quanto, ancora una volta, la morte di un ciclista o ex ciclista sia, per certa stampa, l'occasione per richiamare al doping ed ai suoi pretesi effetti, in termini generici e demagogici, senza alcun carattere di scientificità né, tanto meno, una seria analisi sociale del fenomeno.

Questo atteggiamento, oltretutto, si spinge ad "impreziosire" la notizia - di per sé tristissima e meritevole soltanto di rispetto e non di vano clamore - accostandola senza ragioni (posto che le sole riconoscibili, quelle del passato sportivo, sono passate in silenzio) a Marco Pantani.
E’ morto un uomo, nella sua casa, per cause ancora tutte da accertare.
Eppure s’è già fatta l’autopsia, si sono già spiegati i perché, si sono già trovati i colpevoli.
I verdetti vengono dai facili censori e dai perbenisti di facciata, conditi di quella ipocrisia fastidiosa che, invece di rispettare sinceramente un lutto, lo trae a spunto per coltivare le proprie teorie.

Del resto, si vede che sono occasioni troppo ghiotte per certa stampa scandalistica che si dibatte da anni sul tema doping, scansandone spesso la storia, l’entità orizzontale, i presupposti sociali che germogliano nella quotidianità della gente comune (altrimenti non si spiegherebbe la fortissima estensione del fenomeno fra gli amatori), preferendo il semplicistico richiamo al capro espiatorio al sofferto tentativo di capire le radici del problema e la sua reale estensione: il ciclismo dopato diviene così il facile riferimento, il soggetto paradigmatico del doping nello sport e, di conseguenza, il Campione Marco Pantani deve essere rievocato per fungere da emblema di quella che si tinge ogni giorno di più dei colori di una colossale montatura mediatica.

Di qui, la scomparsa di Fois (ancora avvolta dal mistero circa le cause effettive) diviene pretesto sufficiente per assiomi che la riferiscono alla riscontrata positività dell'atleta risalente ad oltre cinque addietro ed al solo fine di sviluppare teorie sul percorso doping-depressione-droga che si rivelano ridicole, prima ancora che sul piano scientifico, ad una semplice analisi statistica. Ma Valentino era amico di Marco, per i sei mesi di militanza nel medesimo sodalizio sportivo, ed è quanto basta per ricondurre ad unità i due episodi e trarre conclusioni semplicistiche e forzate, aberranti ed offensive per i due interessati, le loro famiglie, la gente che li ha amati ed ha fatto il tifo per loro.

Le derive umane ci sono, nella vita di ogni giorno e quasi sempre lontane dalla bicicletta: coinvolgono le fasce più impensabili, tanto nella povertà, quanto nella ricchezza e nella fama. Sarebbe utile che anche tanti giornalisti lo capissero e studiassero un po’ di più la sociologia, piuttosto che la cosiddetta “farmacologia da ciclismo”. E’ cultura anche questa, esattamente come la capacità di capire, quanto il silenzio, di fronte ad un mare di incertezze, sovente, valga più di migliaia di parole.

Infine un invito all’Associazione Ciclisti Professionisti, affinché la continua invadenza della stampa in questo sport e verso i suoi atleti - al fine di far passare l'equazione ciclismo = delinquenza e marciume - trovi una risposta compatta, chiara e forte a difesa di questo sport e di chi lo pratica, assumendo finalmente iniziative serie ed anche di grande impatto e presa verso l'opinione pubblica.

A conclusione, la famiglia Pantani, contrariamente a quanto scritto in taluni giornali di oggi (29 marzo) dichiara di non aver mai querelato Valentino Fois, nel contempo di fronte alle tante falsità presenti nella stampa odierna e coinvolgenti Marco e la sua memoria, riserva eventuali azioni legali del caso, a tutela di quella immagine e del rispetto che si deve a chi non può replicare ed a chi, suo famigliare, non deve essere ulteriormente oggetto di indirette infamie, avendo già officiato all’uopo gli avvocati Gabriele Bordoni e Alessandro Monti.

Fondazione Marco Pantani Onlus



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