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2009-01-19 - TOSCANA - CANTAGRILLO (PT)
INTERVISTA a Ballerini

Intervista esclusiva al Commissario Tecnico Franco Ballerini (di Ferruccio Possenti)

Un personaggio che non ha certamente bisogno di presentazioni é Franco Ballerini, noto a tutti gli appassionati di ciclismo e non solo. Approfittare della sua disponibilità per avere un suo parere a riguardo del settore giovanile, era da tempo un obiettivo peraltro raggiunto proprio ora, che l'intero movimento si appresta alla messa a punto della nuova stagione. Entrando nel merito dei suoi aspetti attuali, inizieremo chiedendo proprio al tecnico azzurro quelli riguardanti i dilettanti e successivamente, proseguendo l'escursus, andremo a ritroso fino ai giovanissimi:

Perche' sono stati pochi gli Under 23 di scuola prettamente Toscana a emergere nel 2008?
Poiche' in Toscana esistono realmente le premesse importanti per il futuro della categoria - afferma Franco Ballerini - sono del parere che questo periodo di difficolta' sia piuttosto una fase di passaggio, che ha quella variabile naturale con cui si esprime di anno in anno tutto l'intero movimento, nei suoi condizionamenti, al quale non vi e' niente di particolare da imputare; penso che presto avremo di nuovo una discreta rosa di atleti come abbiamo gia' avuto in passato, quando erano talmente tanti i dilettanti maturi e con le caratteristiche giuste per il passaggio al professionismo, che potevi farci una intera formazione.

Per fronteggiare i problemi riguardanti i tesserati Juniores e le difficolta' che affliggono molte societa' impegnate in questa categoria, e' auspicabile l'attuazione di nuovi regolamenti?
Essendo un tecnico, non sono in grado di entrare nel merito specifico dei regolamenti, che sono di competenza dei dirigenti federali, che peraltro sapranno bene interpretare le necessita' del caso. Comunque la differenza di forze in campo tra le varie squadre Juniores e' evidente: questo, per diverse societa', oltre a essere un fattore scoraggiante, crea molte difficolta' anche per l'allestimento di una formazione. Occorre percio' arrivare a una omogeneizzazione delle squadre, che dovranno essere piu' numerose e ciascuna con minor tesserati rispetto a oggi, intanto – osserva Ballerini – in seno alla Federazione Ciclistica sono allo studio gli opportuni correttivi. Capisco che sia bello per chiunque vincere ed e' anche importante, ma bisogna farlo entro un maggiore equilibrio di forze.

Tra gli allievi, come capita in Toscana, i percorsi sono spesso abbastanza impegnativi, cio' potrebbe portare i giovani ciclisti, magari soltanto non ancora maturi tecnicamente e psicologicamente, all'abbandono dell'attivita'. Ritiene piu' opportuno preservare la qualita' oppure la quantita'?
I percorsi spesso derivano anche dalle caratteristiche del territorio: e' chiaro che correre in Emilia Romagna significa giungere, nella maggioranza dei casi, a gruppo compatto. D'altra parte mi rendo conto che i percorsi selettivi oltre ad essere piu' spettacolari evidenziano gli atleti piu' forti. Il criterio della scelta di un percorso - suggerisce il tecnico azzurro - deve essere un terreno che miri si' all'inserimento di difficolta', ma al contempo tenga in considerazione che i raffronti tra i ragazzi non sono sempre indispensabili, perche' a quella eta' si devono imparare ancora tante cose; dunque mi auguro che prevalga la quantita' poiche', come negli Juniores, gli Allievi essendo una categoria che fa da spartiacque, si possa successivamente contare su di un numero maggiore di atleti per trovare in futuro piu' qualita'.

Non trova che le vittorie di un esordiente spesso assumono troppa importanza, a sostegno di un agonismo ancora prematuro, prendendo atto dell'eta' adolescenziale del corridore?
Effettivamente ci sono situazioni, in un settore giovanile come questo, in cui l'agonismo prevale; ma e' un fenomeno che si puo' gestire anche dall'interno delle societa' stesse dando i giusti messaggi. Dobbiamo anche considerare - rileva Ballerini - il fatto che spesso un ragazzo quando e' preso dall'emozione portata dalla gara stessa si lascia coinvolgere dall'agonismo, e' normale. A volte invece si possono avere situazioni, derivate anche dal bisogno del ragazzo, di dimostrare al genitore la propria bravura e in questi casi, per paura di deluderlo, vivono la competizione con troppa esasperazione, magari anche di fronte a un genitore assillante che crea pressioni psicologiche sul ragazzo stesso. Ma c'e' da dire che questi particolari aspetti dell'agonismo sono presenti in tutti gli sport, non solamente nel ciclismo.

I giovanissimi sono la risorsa fondamentale del nostro ciclismo: quali possono essere gli impedimenti allo sviluppo di un "ciclismo a misura di bambino", che avvicini maggiormente le famiglie e i ragazzini a questo sport?
A mio parere le condizioni per avvicinare i bambini alla pratica del ciclismo ci sono e le famiglie ne restano coinvolte. Andare a una gara, se vogliamo, e' sempre una festa, capita magari qualche contestazione, ma questo fa parte dello sport. Comunque ho assistito a Meeting giovanili in cui ho visto genitori coinvolti in varie forme dalla manifestazione, addirittura in veste di supporter sfilare insieme alle societa' di appartenenza. E devo dire che ho trovato in questo un segnale molto importante. Inoltre sappiamo quanto siano indispensabili le piste ciclabili affinche' i bambini possano praticare ciclismo in sicurezza. La Federazione Ciclistica Italiana e' impegnata continuamente nel cercare forme che ne favoriscano lo sviluppo. Altre iniziative invece riguardano la ricerca di sinergie con altri sport, come quello per l'utilizzo delle varie piste asfaltate dei kartodromi. Da anni - conclude Franco Ballerini - mi batto per l'incremento dei ciclodromi, notando tra l'altro i diversi impianti realizzati in Umbria. Ma anche la Toscana ne avra' di nuovi, come quello appena inaugurato proprio a Firenze.

Questi non sono che alcuni significativi temi del nostro ciclismo, potremo cercarne ancora e in futuro lo faremo, tuttavia quelli trattati oggi sono importanti e ognuno ne tragga le proprie conclusioni. E' vero anche che i quesiti sono tanti, alcuni di questi, ad esempio quelli sul doping, non hanno mai fine.



Ferruccio Possenti

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