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    Questa e' la Coppa d'Oro e Borgo Valsugana

    Primo Piano - 06 Set 2018 


    Per presentare la 51^ edizione della Coppa d'Oro non abbiamo trovato parole migliori di quelle scritte nel 2011 da Matteo Trippi nel nostro sito e che riportiamo qui sotto per far capire a tutti coloro che amano il ciclismo che cosa sono le gare di Borgo Valsugana


    "Questa non e' una corsa, non e' una competizione. E' una festa popolare".

    Cosi' ha commento il ct della Nazionale Paolo Bettini, ospite d'onore della 44esima Coppa d'Oro. Quelli del comitato organizzatore e del Veloce Club Borgo potrebbero scrivere questa frase sugli opuscoli della corsa, e' il compendio esatto dello spirito di questa gloriosa manifestazione che ha accolto a Borgo Valsugana qualcosa come 1600 ciclisti. Una festa che unisce il ciclismo al folklore, una festa che unisce la cultura e la tradizione con la passione sconfinata per questo sport.

    Uno sport che ha ancora il potere, se il contesto lo permette, di far sentire atleti, direttori sportivi e genitori una famiglia unica. Tutti figli di questa passione che crea un mondo a parte, svincolato da tutto il resto. Chi non c'e' a Borgo Valsugana, non puo' capire. La Coppa d'Oro ferma il tempo. C'e', ovviamente, un vincitore, e il boato per lui alle premiazioni e' indescrivibile. Ma poi, alla fine della fiera, chi sia il vincitore poco interessa, tanto e' vero che il boato accompagna tutti coloro che arrivano al traguardo, indistintamente, e che per tradizione viene dato piu' risalto al direttore sportivo. Quella persona che aiuta i giovani ciclisti, e li prende per mano accompagnandoli verso le vette di questo sport. E forse della vita. Quella persona che si commuove anche per una piazza d'onore del suo allievo in fuga per quasi 60 chilometri; la tanto odiata medaglia d'argento, che in altri contesti (ossia nel 99% delle gare) fa irritare di rabbia.

    Ma qui non siamo in una corsa qualsiasi. Cio' che conta, alla Coppa d'Oro, e' onorare la manifestazione, come ha candidamente ammesso Tommaso Fiaschi, il vincitore negli esordienti secondo anno. E tutti i corridori la onorano. Anche chi parte col dorsale 438; anche i bersaglieri con la bici d'epoca; anche i volontari che per due giorni danno anima e corpo affinche' tutti funzioni alla perfezione; anche chi per 363 giorni all'anno lavora nell'anonimato per confezionare poi quel regalo sfavillante di luci e colori che viene scartato il secondo weekend di settembre; anche i bambini - quelli che hanno aperto la sfilata e quelli che finita la sfilata aiutano la nettezza urbana a ripulire la strada dai coriandoli gialli e rossi -; anche il corteo folkloristico animato da facce sorridenti, serene, orgogliose di far vedere all'Italia intera l'anima di questo angolo di Paradiso alle porte di Trento. Sembra di essere a Natale, il Natale del ciclismo.

    Gia', ma la Coppa d'Oro ferma il tempo. Altrove si fanno le corse di biciclette, qui si fa ciclismo.

    Matteo Trippi







    Primo Piano - 06 Set 2018