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2010-01-09 - TOSCANA - LUCCA (LU)
INTERVISTA A IVANO FANINI

Parla Fanini: "Viciani, premuroso autista del Presidente Di Rocco"

Ivano Fanini non appartiene certamente alla categoria di persone che lancia il sasso nello stagno e poi nasconde il braccio e il clamoroso caso riguardante Eugenio Bani, il diciottenne ciclista pisano squalificato per doping che il patron di Amore & Vita-Conad vorrebbe tesserare come professionista senza curarsi troppo dei regolamenti della FCI, ne e' l'ennesimo esempio. I media hanno creato in questi giorni un notevole clamore attorno alla vicenda e anche Ivano Fanini, da persona coinvolta in questo tenebroso affare assai poco edificante, non ha tardato a fornire la propria versione dei fatti con la seguente intervista.
FIORI: Un dirigente del team Ambra-Cavallini-Vangi ipotizza che sia stato lei a far nascere il caso Bani e ad istigare il ragazzo affinche' rilasciasse delle dichiarazioni clamorose; come replica a questa accusa?
FANINI: Il signor Viciani fa delle illazioni totalmente infondate poiche' io ho conosciuto Bani e suo padre soltanto una decina di giorni addietro quando entrambi, ben sapendo quanto io mi fossi adoperato in una personale guerra contro il doping nel ciclismo, hanno deciso di farmi visita raccogliendo l'invito di una persona che aveva commentato sul frequentatissimo sito web della rivista Tuttobici la vicenda relativa alla squalifica di 21 mesi comminata al 19enne ciclista pisano. Voglio inoltre ricordare che a luglio, quando Bani risulto' positivo ad un controllo antidoping ai campionati italiani Juniores, lo avevo attaccato duramente sui media perche' non concepivo che un talento emergente come lui avesse commesso una simile leggerezza.
FIORI: E cosa e' nato da quell'incontro pre-natalizio?
FANINI: Per un paio d'ore ho letto con crescente sgomento la documentazione che padre e figlio mi avevano portato, relativa alle deposizioni rilasciate alla procura antidoping del CONI tra settembre e novembre; con l'occhio clinico che ormai mi deriva dall'esperienza maturata in tanti anni vissuti all'interno del mondo del ciclismo mi sono reso conto di essere di fronte a una vicenda molto grave, nella quale i Bani, padre e figlio, si erano comportati da veri ingenui: in quei fogli si parlava soprattutto di punture, flebo e pasticche, quegli "aiutini" che odio profondamente cosi' come i certificati medici di comodo per l'UCI che sono abituali compagni di viaggio di troppi campioni del ciclismo di oggi. Ho poi trovato inammissibile che un amministratore delegato di una societa' ciclistica molto noto e stimato come Viciani si sia prestato addirittura a fare le punture agli atleti: ma dove siamo arrivati?
FIORI: Quella di Eugenio Bani e di suo padre e' stata davvero e soltanto ingenuita'?
FANINI: In tutta franchezza mi sono sembrate due persone fondamentalmente oneste, che forse si sono fatte influenzare negativamente da un ambiente in cui il marciume e' all'ordine del giorno. Mi spiego meglio: Eugenio ha militato fino a 16 anni nell'AS Monte Pisano, una societa' pulita, gestita da un caro amico come Roberto Frassi, nella quale non e' mai esistito il doping e in questo club ha totalizzato una sessantina di vittorie. Una volta passato tra gli Juniores ecco le punture, flebo e pasticche, fornite ad un minorenne con il pretesto che si trattava di medicine che favorivano il recupero dopo gli sforzi sostenuti; Eugenio e suo padre si sono fidati e negli ultimi due anni, quando sono arrivate le prime importanti vittorie, non si sono posti troppe domande.
FIORI: Dunque lei si e' fatto un'idea precisa del team Ambra-Cavallini-Vangi?
FANINI: E' una societa' tra le piu' forti a livello nazionale e l'ex-ciclista Franco Cavallini, uno degli sponsor, e' una persona che stimo tuttora parecchio perche' quando gareggiava nella mia squadra fu il primo ad ammettere pubblicamente di avere sbagliato a frequentare certi medici di Ferrara e su mio consiglio - per il quale mi ha sempre ringraziato - abbandono' l'attivita' ciclistica per non rimetterci la salute. Tuttavia non mi spiego come si sia potuto dare credito a un ex-professionista come Baronti, squalificato a vita dall'UDACE e che alla Gran Fondo Nove Colli fu trovato positivo tra i Cicloamatori per la stessa sostanza di Bani, la gonadotropina corionica. Una coincidenza inquietante e oltre a cio' tra i vari tesserati del team Ambra-Cavallini-Vangi ascoltati dalla Procura antidoping del CONI mi meraviglia l'assenza del team manager Ragoni, che guarda caso e' un vicino di casa di Bani a San Lorenzo alle Corti e che da sempre intrattiene amichevoli rapporti con Eugenio la sua famiglia.
FIORI: E ora lei vuole addirittura far debuttare tra i professionisti Eugenio Bani?
FANINI: Per me Bani e' un vero talento, ha un fisico statuario che mi ricorda Basso e Cipollini e credo che potrebbe davvero essere il corridore del futuro per il mio team, l'Amore & Vita-Conad-Fanini; considerando la preziosa collaborazione fornita alla Procura antidoping ritengo che invece di 21 mesi - una squalifica ingiusta e troppo lunga che probabilmente ha fatto decidere Bani e suo padre a venire a cercare il mio sostegno - il periodo di sospensione appropriato dovrebbe essere di 3 o 4 mesi. In tal modo Bani potrebbe gareggiare gia' in estate nella nostra squadra che nel 2010 e' stata affiliata in Ucraina per motivi sportivi, poiche' la maggioranza degli atleti tesserati e' di questa nazionalita' e non per ragioni fiscali.
FIORI: Ma il presidente della FCI Di Rocco ha posto il veto circa il passaggio al professionismo di ciclisti che non abbiano corso almeno per tre anni tra i dilettanti? 
FANINI: A parte il fatto che noi non siamo affiliati in Italia in pratica da sempre, come ormai accade per il 90% dei club professionistici italiani e che di conseguenza certe norme non ci riguardano, voglio ricordare a Di Rocco che in passato sono stati svariati i ciclisti che non sono stati inclusi in questa normativa e i nomi piu' noti sono quelli di Giuseppe Saronni e di Filippo Pozzato, entrambi passati professionisti a 19 anni. Percio' consiglio a Di Rocco di continuare il suo lodevole impegno nell'emarginare coloro che in una recente intervista ha definito faccendieri ed a stare attento a certe amicizie
FIORI: A chi si riferisce?
FANINI: Mi risulta che quando viene in Toscana spesso il presidente della Federazione Ciclistica Italiana utilizza nella veste di premuroso autista proprio Viciani, il dirigente del team Ambra-Cavallini-Vangi da me citato piu' volte.
FIORI: Questa sua interminabile crociata contro il doping nel ciclismo non contribuira' al definitivo tracollo di questo sport?
FANINI: Secondo me piu' pentoloni si scoperchiano e meglio e'; stiamo vivendo un momento cruciale per contribuire alla rinascita del ciclismo etico e finalmente pulito dopo anni ed anni di scandali indecenti. Il regno degli imbroglioni sta per finire e i giovani che, a prezzo di duri sacrifici e di tanta passione, non si disamoreranno e continueranno ad amare il ciclismo potranno essere fieri della disciplina sportiva da loro scelta gia' tra pochi anni.
FIORI: Ed Eugenio Bani potra' figurare in questa schiera?
FANINI: Secondo me si' e se ci riuscira' potra' ringraziare il sottoscritto che ha contribuito a far riaprire il suo caso. Eugenio e suo padre mi hanno fatto un'ottima impressione, di due persone che amano il ciclismo e che hanno ammesso i loro sbagli; in piu' ho voluto evitare che questo ragazzo di appena 19 anni si trovasse ad affrontare un probabile e pericoloso periodo di depressione in seguito alla vicenda della squalifica. Nella mia squadra abbiamo gia' vissuto il dramma di Valentino Fois e recentemente anche quello dello statunitense Chad Gerlach e percio' la nostra mano restera' sempre tesa verso coloro che hanno chiesto disinteressatamente il nostro aiuto.



da Il Tirreno a firma di Stefano Fiori


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